Roma occupata. Tor Sapienza 1943-44

Nei giorni 8-10 settembre 1943 il Comando della Divisione Granatieri di Sardegna aveva affidato la difesa del settore est-sudest della cintura di difesa di Roma al 2° Reggimento Granatieri di Sardegna che era così schierato sul terreno:

Caposaldo n. 8 – al Km. 8 della Via Ardeatina (Cap. Brandinelli)
Caposaldo n. 9 – Bivio Appia Nuova – Appia Pignatelli (Cap. Bifano)
Caposaldo n. 10 – Km. 8 della via Tuscolana (Cap. Ronainto)
Caposaldo n. 11 – Due Torri – via Casilina (Ten. De Cian)
Caposaldo n.12 – Via Prenestina Loc. Tor Tre Teste (Cap. Costa)
caposaldo n. 13 – Via Collatina Loc. Tor Sapienza (Ten. Pericoli)

Combattimenti
Dopo un breve periodo di calma relativa, il 9 settembre il Comando tedesco, occupata la Cecchignola, decideva di sfondare nel tratto Via Ardeatina – Via Appia Pignatelli, presidiato dai capisaldi 8 e 9, e lungo le vie Tuscolana e Casilina presidiate rispettivamente dai capisaldi 10 e 11.
Nella prima mattinata si presentò al caposaldo n.8 un Ufficiale tedesco, accompagnato da un Ufficiale italiano di altro reparto, fatto prigioniero alla Cecchignola, e da numerosi paracadutisti tedeschi, proclamando la superiorità delle sue forze e chiedendo la resa del caposaldo, che era divenuto ormai posto avanzato. Termine per la risposta due ore.
Verso le ore 14, forti reparti paracadutisti tedeschi iniziarono movimenti di avvicinamento, appoggiati da artiglieria di piccolo calibro. Il caposaldo n.8 rispose immediatamente con fuoco di sbarramento predisposto dal Comando di Reggimento, arrestando sul nascere l’azione e scompaginando i movimenti dell’ avversario i cui reparti, subendo notevoli perdite, ripiegarono in disordine in direzione della Cecchignola.
Nello stesso momento, due autocarri tedeschi, carichi di truppa armata ed avviati a grande velocità contro le posizioni occupate dal caposaldo n.11, furono arrestati da una salva d’artiglieria che colpì un autocarro incendiandolo e costrinse i componenti dell’altro automezzo ad abbandonare il veicolo ed a ripiegare in fretta.
Ma il caposaldo n.11 era troppo importante per l’avversario, che ritentò un’azione di forza verso le 20 dello stesso giorno. Difatti una colonna tedesca, appoggiata da due carri armati di tipo medio, tentò di avvicinarsi ancora una volta al caposaldo. Un colpo di anticarro ed il primo carro fu immobilizzato. La pronta reazione di tutte le armi disperse la Fanteria avversaria, che ripiegò sotto la protezione del carro superstite. Qualche ferito purtroppo si contò anche fra i Granatieri.

Sempre alle 20, anche il caposaldo n.8 venne attaccato nuovamente. I reparti che lo presidiavano, in collaborazione con alcuni mezzi corazzati inviati dal Comandate del Sottosettore, respinsero ancora una volta l’avversario che lasciò dei morti sul terreno. Anche tra Granatieri si contarono 8 feriti.
II giorno 10 la battaglia divampò ovunque sempre più forte. Mentre gli avversari si erano rafforzati ed avevano mandato nuove truppe sul fronte di Roma, molti reparti italiani, purtroppo, abbandonarono le armi e cominciarono a giungere alla spicciolata sui vari capisaldi. Tutto ciò avrebbe potuto produrre effetti deleteri sul morale dei Granatieri, ma questi non si sbandarono. Nessun granatiere ha deposto le armi. I reparti hanno ripiegato ordinatamente, solo quando ne hanno ricevuto l’ordine.

All’alba giunse un fonogramma del Comando del C. d’A. motocorazzato, nel quale si diceva che, per accordi intercorsi fra le due parti, il fuoco doveva cessare alle ore 6.30.
Invece il Comando paracadutisti tedeschi dichiarava di avere ordine di penetrare a tutti i costi in città. In realtà, un altro fono del C. d’A. motocorazzato, alle ore 10, ordinò la resistenza ad oltranza ed assicurò prossimo l’arrivo di forze corazzate. Dopo poco più di un ora, alle ore 11.30 il Generale Boleti, per incarico del Generale Carboni, ordinò al Comandante del 2° Battaglione la immediata cessazione delle ostilità in quanto un ulteriore accordo era stato raggiunto per il libero transito delle colonne tedesche, attraverso le strade della circonvallazione ed il successivo deflusso da ovest ad est di Roma.
Nel caos creato dal susseguirsi degli ordini tra loro contrastanti, i paracadutisti tedeschi attaccarono ancora una volta con forze schiaccianti il caposaldo n.8 che si difese energicamente. In questa azione trovarono morte gloriosa due ufficiali: il Tenente Pelosi ed il Sottotenente Niccoli, mentre vari Granatieri furono feriti più o meno gravemente. Ma il caposaldo non si arrese.

Contemporaneamente la pressione sul caposaldo n.9 si accentuò notevolmente. La fanteria nemica tentò di aprirsi un varco con l’appoggio delle armi automatiche e dei cannoni da ’88 che colpirono gli elementi avanzati del II Battaglione Granatieri.
La reazione fu violentissima. Gli uomini del Maggiore Pensabene costrinsero alla ritirata gli attaccanti che lasciarono sul terreno due motociclette con relativo equipaggio.
Morirono anche due Granatieri, mentre vari altri, come il Tenente Martellini, furono feriti.
Negli stessi istanti, lungo la Via Tuscolana, come detto presidiata dal caposaldo n. 10, le truppe tedesche tentarono di penetrare ostacolate dai Granatieri coadiuvati da alcuni residenti che consentivano ai combattenti di affacciarsi dalle finestre delle abitazioni e sui terrazzi dei palazzi per far fuoco sul nemico che avanzava.
Particolarmente significativo l’eroismo di un graduato Granatiere di Parma, di cui non si conosce il nome, che con il suo mitragliatore ripiegava facendo fuoco sui tedeschi da terrazzo in terrazzo, finché, individuato, venne ucciso dalla raffica delle armi di tre paracadutisti.
Il nemico, vista l’impossibilità di effettuare ulteriori tentativi in direzione dell’Appia Nuova dove, in ogni caso, gli eventuali successi venivano pagati a caro prezzo, deviò il proprio itinerario e, sfruttando l’occupazione della Cecchignola ed il fatto che in tale direzione le posizioni arretrate erano tenute da reparti di formazione costituitisi all’ultimo momento – perciò probabilmente meno solidi di quanto non si erano dimostrati i Granatieri – tentò di aprirsi un varco fra la vie Ardeatina e Laurentina. Già verso le 11 aveva aperto improvvisamente il fuoco sul posto di blocco Appia Antica Ardeatina, presidiato dal Comando del III Battaglione, con bocche da fuoco da ’88 e da mortai. I nostri avevano a disposizione le armi in dotazione ai servizi e con un solo pezzo di artiglieria. I Granatieri rimasero sul posto e risposero accanitamente con le armi automatiche e con i fucili.

Sulla Via Ardeatina, le posizioni erano tenute dal Tenente Paparozzi con un pugno di conducenti e dal Tenente Amadori con pochi cucinieri. Il pezzo da 65/17, dopo avere sparato alcuni colpi, non fu più in grado di proseguire il fuoco; era stato preso sotto il tiro di un arma automatica avversaria, provocando sensibili perdite fra i serventi.
Sulla Via Appia Antica erano rimasti il Sottotenente Cau, il Sergente Maggiore Polesani ed alcuni Granatieri che brillantemente tennero testa ad un reparto tedesco avanzante in formazione spiegata. Anche qui il pezzo da 65/17, dopo alcuni colpi, venne inquadrato dal fuoco nemico e non fu più in condizioni di rispondere al fuoco.
La situazione divenne poi addirittura insostenibile quando un Battaglione della Sassari dislocato al Bivio “Quo Vadis” ripiegò senza alcun preavviso.
Vista la situazione, il Comando di Reggimento ordinò al Comandante Btg. Capitano Lombardo, il quale da oltre 24 ore aveva perduto i Contatti col C.d’A. di ripiegare. In questa circostanza i Tenenti Paparozzi e Amatori, attardatisi per porre in salvo il materiale ed i quadrupedi, caddero prigionieri, mentre il Granatiere Tasso della 9a Compagnia perse eroicamente la vita. Si giunse così allo scontro finale di Porta San Paolo.
La saldezza morale e spirituale dei componenti i quadri del 2° Reggimento Granatieri di Sardegna dette modo al suo Comandante di formare, durante i mesi della lotta clandestina, il nucleo Comando di una banda di patrioti intorno alla quale, in poco tempo, si raccolsero le forze vive dei Granatieri di Sardegna, tutte pronte a mantenere alto in nome delle vecchie Guardie.

Tor Tre Teste – Non viene coinvolto in grossi scontri. Minacciato fin dalla mattina del 9 settembre da ingenti forze tedesche, il giorno dopo viene abbandonato sotto la pressione dei paracadutisti ormai impegnati nell’ultima fase della battaglia.

Tor Sapienza – Subisce la mattina del 9 settembre, come i capisaldi adiacenti, la pressione germanica, tanto che la 18^ Batteria di artiglieria, appostata sulla Via Prenestina, deve essere spostata verso l’interno della città.


Bibliografia
Enzo Cataldi, Roberto Di Nardo, La difesa di Roma e i Granatieri di Sardegna nel settembre 1943, S.M.E. Roma, 1993 (In Biblioteca)

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